Listeria monocytogenes, un batterio opportunista intracellulare, è l’agente eziologico della listeriosi, un’infezione dovuta all’ingestione di cibi contaminati dal batterio stesso, causa di gastroenteriti, setticemie e meningiti. Questo microrganismo è diffuso nell’ambiente ed è in grado di colonizzare diverse nicchie ecologiche come il suolo, le acque e le feci. Inoltre la sua elevata resistenza alle condizioni ambientali estreme, come le basse temperature o le alte concentrazioni saline, lo rendono estremamente ubiquitario e persistente. Un recentissimo lavoro pubblicato su Frontiers in Cellular and Infection Microbiology dimostra come la proletina, un promettente anti-infettivo, sia in grado di ridurre l’infezione da parte del batterio. La proletina è un composto flavonoide naturale che viene estratto dalle mele e dalle pere e che, in vitro, è in grado sia di inibire l’espressione della listeriolisina O (LLO), che di neutralizzare l’attività enzimatica della sortase A (SrtA), entrambi importanti fattori di virulenza di L. monocytogenes. In particolare, la listeriolisina O è una tossina pore-forming che viene secreta dal batterio per favorire il suo rilascio dal vacuolo, dove è stato fagocitato, al citosol, dove il batterio può replicarsi; la sortase A, invece, è una trans-peptidasi in grado di riconoscere come substrato alcune proteine di superficie coinvolte nella virulenza, nella colonizzazione e nell’infezione responsabili dell’ingresso del microrganismo patogeno nella cellula ospite. La proletina, che agisce dunque su LLO e SrtA, è in grado di ridurre l’ingresso del batterio all’interno della cellula ospite e di bloccarne la fuoriuscita dal vacuolo al citoplasma. Inoltre, risultati significativi sono stati ottenuti in vivo utilizzando topi infettati con L. monocytogenes e successivamente trattati con la proletina. Questi, infatti, hanno mostrato una riduzione nel tasso di mortalità ed una diminuzione sia della carica batterica che delle lesioni patologiche indotte dal microrganismo. I risultati di questa ricerca hanno dimostrato, quindi, che l’uso di una strategia alternativa, basata sull’utilizzo di composti naturali, possa essere un sistema efficace nella riduzione delle infezioni da parte di questo importante patogeno intracellulare e possa ridurre il rischio d’insorgenza di eventuali resistenze.
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http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fcimb.2017.00009/abstract