L’antibiotico resistenza è un problema globale, e la difficoltà di identificare nuovi agenti antimicrobici rende necessario lo sviluppo di approcci alternativi atti a contrastare la diffusione di batteri resistenti. Lo scopo degli Autori dello studio pubblicato su Frontiers in Microbiology hanno cercato di identificare potenziali target antimicrobici tra i geni di resistenza intrinseca, cioè non acquisita, grazie ai quali il microrganismo riesce a resistere naturalmente alle molecole antibiotiche. Ci riferiamo al cosiddetto “resistoma”. Lo screening di 1920 geni inattivati di Staphylococcus aureus JE2, presenti nella libreria “Nebraska Transposon Mutant”, ha permesso di individuare determinanti genici sino ad ora mai considerati, in grado di influenzare, ove inattivati, la sensibilità del batterio nei confronti di 8 diverse molecole antibiotiche tra quelle maggiormente utilizzate in ambito clinico per le infezioni da Stafilococco (ciprofloxacina, oxacillina, linezolid, fosfomicina, daptomicina, mupirocina, vancomicina e gentamicina). In particolare, dallo studio è emerso che l’inattivazione dei geni che codificano per alcune delle subunità dell’ATP sintetasi (atpA, atpB, atpG e atpH) riduce, per esempio, la minima concentrazione inibente (MIC) della gentamicina di circa 16 volte. Il grado di sensibilità alla gentamicina è stato successivamente verificato utilizzando larve di Galleria mellonella infettate con il ceppo ∆atpA di S.aureus. I risultati hanno indicato che la sopravvivenza di queste larve aumentava significativamente rispetto a quelle infettate con il ceppo wild-type. Dunque, proprio per arginare il problema dell’antibiotico-resistenza e contribuire allo sviluppo di approcci efficaci, questo studio supporta l’importanza di riuscire ad identificare, grazie alle nuove tecniche molecolari, nuovi bersagli genici all’interno del “resistoma” batterico. Tali determinanti cromosomici potrebbero infatti fornire la base scientifica sulla quale progettare piccole molecole da usare per potenziare l’efficacia delle molecole antibiotiche già utilizzate nella pratica clinica.
Per maggiori informazioni visita il sito
http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fmicb.2016.02018/abstract